09-11-2008 L'EREMITA PIETRO

Itinerario: L'Eremita Pietro 2008

Ora Partenza: 8,00
Tappe: Arrone,Precetto,Castellonalto,Salto del Cieco,Capo Quigni,L'Eremita Pietro,Fonte delle Cese,Quota,Forca di Monteleone,Salto del Cieco,Il Monte,Tripozzo,Rosciano,Arrone.
Descrizione: Percorso per molti inedito, ci porterà dal’ eremita Pietro, facendoci capire come si può vivere senza i moderni mezzi tecnologici.
Caratteristiche Tecniche
Durata: 04:30:00
Km Totali: 51
Km Sterrato: 30
Km Sentiero: 4
km Salita: 21
Dislivello in salita: 1206
Pendenza massima: 0%
Difficoltà: Impegnativo

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Commenti

09-11-2008 L'EREMITA PIETRO

Bene bene bene, finalmente ho visto dove vive questo eremita tanto famoso quanto assente al nostro arrivo.
Vabbè, a dirla tutta essendo un eremita sicuramente al nostro "silenzioso" ingresso nella vallata avrà ben pensato di rifugiarsi altrove per qualche minuto attendendo che ci fossimo di nuovo allontanati, altrimenti di eremita avrebbe avuto ben poco.
Per il resto devo ammettere che tranne la lunga ed estenuante salita su asfalto che ci ha portato fino a quota 1000 (e non finiva veramente mai...) il tracciato è risultato decisamente stimolante. Ok, si è trattato di una piramide, prima tutto su e poi tutto giù, però sarà stata la giornata, sarà stata la stagione, a me è piaciuto un "sacco". I panorami lungo le vallate ci hanno degnamente accompagnato per quasi tutto il percorso, e qualche simpatico single track ha stimolato chi in salita e in discesa ama questo tipo di sentieri come me.
E così spero di aver, anche se in minima parte, accontentato chi tanto si accalorava nell'altro topic della settimana passata per poter avere delle notizie valide e degli utili commenti sul giro domenicale piuttosto che leggere dei nostri sfottò fra biker.

Ma ora voglio scrivere su di una cosa che mi ha fatto riflettere.
Come il caro buon BUBU ha potuto vedere, questa volta alla fine del giro me la sono vista un po' bruttina, ma vuoi per la prontezza di riflessi, vuoi per la bici che era praticamente perfetta, vuoi per un sesto senso che da qualche minuto mi stava avvertendo di possibili rischi su quella strada, e vuoi per una bella botta di fortuna che non finisce mai, tutto è andato bene, tanto a me come a quelli che, vicini o lontani, mi stavano seguendo.
Credo che forse, come qualcuno ha scritto, non bisognerebbe mai esagerare in discesa.
Si, siamo bravi, chi più chi meno, e le bici vanno veramente bene, però onde evitare di incontrare prima del tempo il Tristo Mietitore forse è il caso di tirare un po' di più quella leva del freno che a volte sembra esserci così tanto antipatica. Soprattutto se poi a farne le spese potrebbe anche essere qualcuno che con i nostri giri e le nostre passioni per la MTB non c'entra proprio nulla e si trova soltanto nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Non credo che nessuno voglia in quei momenti dimostrare qualche cosa agli altri per dire poi alla fine “visto quanto sono bravo più di te?”, ma credo che l’adrenalina della discesa infetti un po’ tutti quelli che si lasciano come me prendere la mano.
E parliamoci chiaro, io sono uno che non prende rischi eccessivi. Se capisco che la bici non tiene più come voglio io, mi attacco subito ai freni. Deve essere sempre tutto più o meno calcolato.
Ma quando vai giu con una bici su strade fatte di rocce e sassi, per di più bagnati e viscidi, a velocità che vanno oltre i 60kmh, con pneumatici larghi più o meno 4 o 5cm che data la velocità toccano e non toccano terra… ma che cosa ti vuoi calcolare?!
Probabilmente, come ha detto qualcun'altro, questi pensieri dureranno più o meno fino alla prossima discesa, e da lì in poi tutti ricominceranno ad andare giù di brutto come sempre (in verità non proprio tutti, qualcuno più saggio c'è sempre). Però per qualche giorno voglio riflettere su quel secondo e mezzo che ha fatto la differenza fra pensarci su di fronte ad un tavolo ed un pc o rifletterci a lungo in un letto d'ospedale più o meno malconcio.
Meditate gente, meditate…